venerdì 14 giugno 2013

Le persone di Chicca Regalino


[Pubblicato su Le Cronache del salernitano, 9 maggio 2013, p. 14.]
Le persone” di Chicca Regalino, inaugurata sabato, presso la sede dell'associazione culturale Art Tre, nel Vicolo San Bonosio di Salerno, e aperta al pubblico anche domenica e lunedì, ha dato il via al ciclo di personali di pittura, scultura e grafica intitolato “Cinque storie di sotto”, a cura di Mario Cerone, che si avvicenderanno con cadenza settimanale e ruotano intorno al tema della morte dell'arte, immaginata dal curatore come esito di un crimine efferato. Si tratta di una provocazione che si inserisce nell'annosa questione posta da Hegel, secondo il quale l'arte non avrebbe più ragion d'essere, in quanto inadatta a pervenire a una forma di conoscenza completa; a differenza della filosofia, che perciò ne renderebbe legittima la fine, il superamento. Di morte vera e propria iniziarono però a parlare, molto più tardi, i dadaisti e poi altri importanti esponenti dell'arte contemporanea, fino ad arrivare a un articolo di Enrico Baj, “Morte dell'arte e sopravvivenza del critico” (1992), nel quale il prestigioso protagonista della scena contemporanea lamentava la paradossale esclusione degli artisti dal dibattito sull'arte. Una congiura posta in atto, secondo Baj, dalla figura del critico, il quale, «pugnalati alla schiena sia l'arte che gli artisti, ci campa sopra arroccato in quella fetta del sistema che sono le istituzioni e le strutture delle Antichità e Belle Arti». Nel nostro caso tuttavia il colpevole resta nell'ombra.
È scesa da poco la sera. Una sagoma femminile disegnata col gesso sul pavimento della prima sala, con accanto una chiazza rossa, accoglie gli investigatori (il pubblico). La testimonianza di Chicca Regalino parte da un'ipotetica ricostruzione del delitto, resa inizialmente attraverso un trittico sul tema della mano insanguinata: quella dell'assassino, appena accennata, quasi invisibile, in quanto appartenente a un attante ancora privo di identità. Nelle prime due immagini cerca di lavare via il sangue della vittima con un getto d'acqua, la cui violenza è sottolineata da graffi impressi nella superficie pittorica. Nel terzo quadro, la stessa densa materia scarlatta circonda un'altra mano, stavolta ben definita, che sembrerebbe appartenere alla vittima: è aperta, col palmo rivolto verso l'alto, fissata in un gesto che è insieme di resa e di disperazione.
Dodici ritratti a olio e un curioso divertissement con calici in bilico su un vassoio costituiscono, nell'altra sala, la seconda parte dell'esposizione. Sono opere caratterizzate da un marcato realismo, frutto della lunga esperienza dell'artista nella riproduzione di quadri d'epoca, realizzate però facendo ricorso all'action painting, uno dei tratti distintivi del suo approccio eclettico, che in questo caso si manifesta nella particolare finitura dei quadri, ottenuta versando del flatting sulla tela non completamente asciugata, in seguito mossa in modo da distribuire la vernice su tutta la superficie, fino a conferire all'immagine una densa patina trasparente, raggrumata, non uniforme, che gli fa assumere un aspetto fluido. I personaggi sono rappresentati in atteggiamenti inconsapevoli o con espressioni indotte dagli stati d'animo suscitati da una conversazione sul proprio vissuto. Si riconoscono, fra gli altri, un autoritratto, il profilo del curatore della mostra e un pensoso Enzo Rosco, il presidente di Art Tre; ma in questo contesto la loro identità ha un'importanza secondaria. Rappresentano “le persone”, una folla anonima, che riempie ogni luogo e non è esattamente da nessuna parte. Inconsapevolmente coordinata come un banco di pesci o uno stormo di uccelli, innumerevole come le stelle, si distingue solo per le esperienze che a ciascuno tocca di vivere. Dei dodici personaggi coinvolti conta soltanto il ruolo, quello di testimoni, che si sono trovati faccia a faccia con l'assassino e nell'ipotetico verbale, redatto dallo stesso Cerone, lo descrivono come «apatico, distaccato, freddo. Non era uno di noi, non aveva “Anima” (l'abbiamo sentito) ed è per questo che non ha lasciato tracce, non ha proiettato alcuna ombra».
È tutto, per ora. Se ne saprà di più al prossimo appuntamento.

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